Gay & Bisex
La figa di Barbara
Kimboy74
20.03.2026 |
1.924 |
2
"Presi i soldi, salii su un aereo e sparii, lasciando dietro di me un ricordo di fighe bagnate, cazzi duri e una famiglia che non sarebbe mai stata la mia..."
Molti uomini invidiavano il cazzo enorme di Dean, ma la sua povera moglie Barbara era finita in ospedale con le ovaie spostate e la figa lacerata dopo una scopata troppo violenta. Io lavoravo nel parcheggio del suo ristorante, controllando le auto e incassando i ticket, quando un giorno Dean si avvicinò a me con l'aria stanca e frustrata. Si appoggiò alla mia baracca, accese una sigaretta e iniziò a sfogarsi: 'Amico, mia moglie è un disastro. Quel mio affare l'ha distrutta. I dottori dicono che deve stare a riposo per mesi.'Lo ascoltai, annuendo, mentre il sole picchiava forte sull'asfalto. Alla fine, non resistetti e gli chiesi: 'Ma quanto è grosso 'sto cazzo? Fammi vedere.' Lui rise, un po' imbarazzato, ma slacciò i pantaloni e me lo tirò fuori. Era flaccido, e sembrava un cazzo normale, niente di speciale. 'È moscio,' spiegò lui, scrollando le spalle. 'Quando si drizza, diventa un mostro.'
La curiosità mi prese. 'Posso provarlo a far ergere? Solo per vedere.' Dean esitò un secondo, poi annuì: 'Vai, tanto qui non passa nessuno.' Mi inginocchiai davanti a lui, presi quel membro molle in bocca e iniziai a succhiare piano, leccando la cappella e facendo scorrere la lingua lungo l'asta. Sentii che si induriva rapidamente, gonfiandosi tra le mie labbra fino a diventare un bastone spesso e venoso, lungo almeno venti centimetri. Dean gemette, afferrandomi i capelli.
'Il mio culo è allenato,' gli dissi, alzandomi e girandomi. 'Se vuoi, puoi provarlo.' Lui non se lo fece ripetere due volte. Presi un tubetto di lubrificante dalla mia borsa – ne tengo sempre un po' per le emergenze – e me lo spalmò sul buco, poi un altro po' sul suo cazzo pulsanti. Mi chinai contro il muro della baracca, pantaloni abbassati, e lui mi spinse dentro con un colpo secco. Cavolo, bruciava all'inizio, ma ero abituato: ne avevo presi di più grossi in passato. Dean iniziò a pompare, afferrandomi i fianchi, il suo bacino che sbatteva contro il mio culo con ritmo crescente. Durò un sacco, aveva accumulato una voglia pazzesca. Alla fine, venne con un grugnito profondo, riempiendomi di sborra calda e abbondante, come un clistere liquido che mi gonfiava le viscere.
Corri in bagno, mi dissi, e infatti sgattaiolai via, il culo che gocciolava. 'Mio Dio, quanta sborra,' pensai mentre mi pulivo. 'Hai le palle di un toro, Dean.' Quando uscii, lui era già sistemato, con un sorriso soddisfatto.
Poche ore dopo, Barbara tornò dal ristorante, zoppicando un po' ma con gli occhi che brillavano. Mi vide e si avvicinò: 'Ho sentito da Dean cosa è successo. Vogliamo unirci? .disse Barbara Facciamolo in tre: lui ti incula e tu scopi me.' Il cuore mi balzò in gola. Accettai, ma posi un patto: 'Non tutti insieme la prima volta. Prima mi scopo tua moglie, poi ti do il culo.' Dean annuì, eccitato dall'idea.
Portammo Barbara nel retro del parcheggio, dietro un furgone parcheggiato. La sua figa era sempre stata il mio sogno proibito, morbida e invitante nonostante l'infortunio recente. La baciai con foga, le mani che scivolavano sotto la minigonna. Le strappai le mutandine con un gesto secco, esponendo quel cespuglio umido. La spinsi contro il muro, lei avvolse le gambe attorno ai miei fianchi mentre la tenevo in braccio, il mio cazzo duro che premeva contro di lei. 'Finalmente un vero cazzo,' gemette Barbara, 'altro che quel bastone gigante di mio marito.' La penetrai piano, sentendo le sue pareti strette accoglierla, poi aumentai il ritmo, spingendo in piedi mentre lei si aggrappava a me, le unghie nella schiena. La scopai con colpi regolari, il suo respiro affannoso che si mescolava ai miei grugniti, fino a farla venire con un urlo soffocato.
Poi fu il turno di Dean. Mi girai, offrendogli il culo ancora lubrificato dalla sborra precedente. Lui entrò senza pietà, mentre io riprendevo a leccare Barbara, facendola gemere di nuovo. La storia si ripeté ogni giorno: arrivavo al lavoro, e finivo per scopare marito e moglie in ogni angolo del parcheggio o nel retro del ristorante. Dean mi inculava con la sua verga mostruosa, facendomi sentire pieno e sfinito, mentre io affondavo nella figa di Barbara, alternando posizioni – a pecorina, sul cofano di un'auto, in ginocchio. Lei adorava il mio ritmo, più controllato, e spesso mi cavalcava con foga, i seni che rimbalzavano liberi.
Le giornate si susseguivano in un turbine di sudore e gemiti. Una volta, durante una pausa pranzo, Barbara mi prese in bocca dietro il bancone, succhiando avidamente mentre Dean mi scopava da dietro, il suo cazzo che mi dilatava al massimo. Venimmo tutti e tre quasi in sincrono, la sborra che colava ovunque.
Poi, un mattino, Barbara mi annunciò: 'Sono incinta.' Il test era positivo, e non c'era dubbio: dopo l'incidente, Dean non poteva più eiaculare dentro di lei senza rischi, quindi ero io il padre. Eravamo felici, in quel mondo di lussuria, ma la realtà bussò alla porta. Dean, preoccupato per lo scandalo, mi propose un affare: 'Torna in Italia, sparisci. Ti do 100.000 euro.' Pensai alla mia vita lì, al parcheggio polveroso, alle scopate infinite. Accettai. Presi i soldi, salii su un aereo e sparii, lasciando dietro di me un ricordo di fighe bagnate, cazzi duri e una famiglia che non sarebbe mai stata la mia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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